Freaky Styley
14 canzoni
  • Data pubblicazione: 16 agosto 1985

Secondo album della band che come il precedente non vede la band nella sua formazione originale. Mentre Hillel Slovak decide di tornare con Anthony e Flea, Jack Irons continua la sua avventura negli What It Is? per poi tornare nei Red Hot Chili Peppers solo per il successivo album "The Uplift Mofo Party Plan".

EMI America

Tutte le canzoni sono state scritte dai Red Hot Chili Peppers escluse:
– “If You Want Me To Stay” (Sly Stone)
– “Hollywood (Africa)” (The Meters)
– “Yertle The Turtle” testo di Dr. Seuss.
Prodotto da GEORGE CLINTON.

Catholic Schoolgirls rule

Jungle Man

Ad un anno di distanza dal debutto con “The Red Hot Chili Peppers” esce Freaky Styley.

E’ l’album funk dei Red Hot Chili Peppers, i quali si sono avvalsi dell’aiuto di George Clinton (Parliament, Funkadelic) nella produzione. Infatti, per registrare l’album, si allontanano dalla loro amata California e dal sole e si rintanano negli studi personali di Clinton a Detroit.
Altra cosa determinante è la presenza di Hillel Slovak alla chitarra, mentre alla batteria c’è sempre Cliff Martinez.

Ascoltando l’album si nota come i Chili Peppers abbiano preso coscienza dei propri mezzi e soprattutto abbiano ben in testa quello che vogliono fare con la musica.
La fortuna di lavorare con George Clinton è immensa, soprattutto se si vuole fare un album funky; succede quindi che tra gli ospiti compaiono il trombone di Fred Wesley, la tromba di Benny Cowan e il sassofono di Maceo Parker. Tutte personalità del mondo funk e tutti amici di George Clinton.

L’album si apre con Jungle Man. Pezzo riuscitissimo con un intro strumentale accattivante, con la sospensione della musica e il rullio della batteria a dettare l’inizio del brano. Sarà ripreso in moltissime altre canzoni dei Peppers. la voce di Kiedis si muove quasi silenziosa al cospetto delle linee di basso di Flea. Il riff di Slovak diventa, fin da ora, il marchio di fabbrica non solo del suo stile, ma dello stile dei Red Hot Chili Peppers.

Hollywood rappresenta alla perfezione quello che era il gruppo nel 1985.
E’ un pezzo funky fino al midollo, con dei bellissimi assoli di Slovak sul basso di Flea che modula il ritmo del pezzo. Anche Kiedis riesce ad offrire una buonissima prova vocale: la sua voce si alterna al coro in maniera perfetta. Brano riuscitissimo, le cui intuizioni verranno riprese e copiate in moltissimi episodi di One Hot Minute.

In America Ghost Dance Anthony Kiedis canta come se fosse veramente in un album di Synth pop/dance con il dilatare delle parole a seguire il ritmo della canzone. Bellissimo il riff di Slovak che sarà preso a paradigma da John Frusciante; decisamente influente anche il basso, con un Flea che ha ben chiaro in mente di star registrando l’album funk che aveva sempre sognato.

If You Want Me To Stay è una cover di un pezzo degli Sly & The Family Stone. Non si può proprio dire che la scelta fu casuale, dal momento che a cavallo tra i Sessanta e i Settanta gli Sly & The Family Stone erano stai i più riconosciuti esponenti del Soul Funk.

La cover fatta dai Peppers è decisamente buona, con un’eccellente prova di Kiedis che si muove in un territorio un po’ nuovo per lui come il soul, ma ne scaturisce un’esecuzione convincente.
E’ divertente ascoltare il gioco e il dialogo tra Flea e Slovak.

Con Nevermind i Red Hot riprendono in mano anche il punk, tanto presente nel precedente album, ma qui fin ad ora relegato in un angolo e mai usato; un rap punk iniziale in puro stile Kiedis seguito poi da un suono funky molto più pesante sia nel basso sia nella batteria con qualche sola concessione a Slovak che si diletta in aperture chitarristiche fino al finale con distorsione.

Il lunghissimo intro strumentale di Freaky Styley sembra non finire mai, e non è un male. Cliff Martinez batte forte sulla batteria così come Flea sul suo basso, e a tenere le fila ci pensa il solito Slovak con un suono funk disteso; è un pezzo strano, con Kiedis che recita delle formule magiche sottovoce, quasi inaudibili. Un brano particolare quindi, non si capisce se sia una presa in giro o se realmente ci credevano nel pezzo. La verità presumibilmente sta nel mezzo.

Blackeyed Blonde è una delle canzoni meglio riuscite di tutto l’album. Si parte veloce con voce e musica, ritmo funk allo stato puro e un cantato talmente veloce che sembra rap. Bizzarri e scanzonati sono gli inserimenti di urletti e vociare vario. Bellissima la chitarra di Slovak che da un suono funk si muove spesso in aperture che si avvicinano di più ai paradigmi del metal.

The Brother’ s Cup è cantata da Kiedis come se stesse raccontando una filastrocca, poi si ravvede e parte con il suo funky rap, emblema dei Peppers insieme ai riff di Slovak. Fa capolino all’interno del brano anche la tromba e i fiati che danno una firma particolare al ritornello strumentale. Una voce di bambina che dice Brother’ s cup si materializza a metà canzone tra gli assoli di Slovak e l’incalzante ritmo di Flea. Il rap di Kiedis è molto dark, new wave se vogliamo.

La seconda parte dell’album riscopre l’essenzialità punk con canzoni che non superano mai il minuto e mezzo; ma di punk c’è solo quest’atteggiamento minimalista, perchè la musica che viene proposta è funk allo stato puro, a volte con un timbro più forte e deciso complice un rullio evidente di batteria (Battle Ship), altre volte con una strizzatina d’occhio alla leggerezza da ninna nanna come in Lovin’ And Touchin.

I nemmeno due minuti di Catholic School Girls Rule rappresentano un alto vertice del disco, grazie alla perfetta sintesi tra l’ironico rap di Kiedis, una sezione ritmica molto timbrica e punkeggiante, e riff di chitarra che stanno in perfetto equilibrio tra il funk e il punk.

Sex Rap ha il sapore dell’incompiuto, di essere una canzone riuscita a metà, come se i Peppers non fossero riusciti a dare continuità a una buona idea iniziale.

L’album si conclude con Yertle The Turtle che rappresenta un vertice non solo di “Freaky Styley”, ma di tutto il primo periodo peppersiano, al punto che verrà riproposta spessissimo dal vivo; il testo ironico come al solito racconta una favola, e la voce di Kiedis in effetti pare un misto tra un rap e un parlato ritmico, più quest’ultimo che il primo. Grandissima prova di Hillel Slovak che cattura con la chitarra i giusti accordi che ben si amalgano con l’intenzione del pezzo; aperture di chitarra fantasiose e sognanti, una batteria delicata e un basso molto funky su cui intervengono tromba e fiati rendono delizioso e mai stancante l’ascolto del pezzo.

Freaky Styley è un buonissimo album di funk, suonato decisamente meglio del precedente.
I Red Hot Chili Peppers appaiono consci di quello che vogliono fare e di quello che vogliono suonare; la presenza di Slovak (assente nel primo album) si fa sentire, la sua personalità e la sua creatività rendono buono il prodotto. Kiedis trova la sua giusta posizione nel songwriting unendo il sesso all’umorismo; la carica erotica di certe liriche vengono cantate da Kiedis in modo decisamente ironico, e il tono di voce cambia di canzone in canzone quasi alla ricerca di una sua propria definizione che non troverà mai, ma che proprio per questo diverrà famoso.

Sebbene la produzione di George Clinton sia migliore rispetto alla precedente, a risentirlo ora “Freaky Styley” sembra invecchiato male, con un suono che sa d’antico. Un suono migliore e più fresco avrebbe sicuramente dato maggior onore ad un bellissimo album funky come Freaky Styley.

Autore: Pier Eugenio Torri

Formazione

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