I’m With You
14 canzoni
  • Data pubblicazione: 26 agosto 2011

Primo disco che la band incide col nuovo chitarrista Josh Klinghoffer, subentrato a John Frusciante, che nel dicembre del 2008 ha nuovamente abbandonato la band. Il disco arriva a 5 anni di distanza rispetto a Stadium Arcadium.

Warner Bros.

Prodotto da Rick Rubin.
Mixato da Andrew Scheps.
Factory of Faith, Even You Brutus? e Monarchy of Roses mixate da Greg Fidelman.

Tutte le canzoni sono scritte da Anthony Kiedis, Flea, Chad Smith e Josh Klinghoffer.
©2011 Wagging Dog Tail Music (BMI) e Earl Grey Songs (ASCAP).

Registrato da Greg Fidelmen, Andrew Scheps, Ryan Hewitt.
Assistenti: Sara Lyn Killion, Phillip Brousssrd Jr., Ken Sluiter
Editing di Chris Holmes, Jason Gossman, Dana Nielsen.

Coordinatore di produzione:
Lindsay Chase.

Registrato presso East/West Studios, Los Angeles, CA, Shangri-LA Studio, Malibu, GA.
Mixato presso Punker Pad West, Van Nuys CA, e Sunset Sound, Les Angeles, CA.

Masterizzato da Vlado Meller presso Masterdisk, New York. Assistente: Mark Santangelo
Mauro Refosco: Percussioni nelle tracce 1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 10, ll, 12, e 14.
Lenny Castro: Percussioni nelle tracce 3, 9, 13 e percussioni aggiuntive nelle tracce 1, 2, 4, 12 e 14.
Greg Kurstin: Piano nelle tracce 9, 11, e 12.
Money Mark: Organo Hammond B3 nella traccia 6.
Mike Bulger: Tromba nella traccia 8.

Artwork di Damien Hirst.
© Damien Hirst and Science Limited 2011, sotto licenza esclusiva della Warner Bros. Records Inc.
Design di Damien Hirst/Jason Beard.

Fotografia: Copertina, pagine 1,9, 13 & 18 Prudence Cuming Associates; pagine 5, 10, 17 & 21 Clara Balzary; pagine 22 Stephane Sednaoui per Interview Magazine.
Management: Q Prime Inc.
Legal: Eric Greenspan.
Business Management: Bo Gardner, Gage Freeman, Chris Warren — Team Chili Peppers.
Fed di Corrina Becker Wayman e Lilah Skye.
Pre-Produzione: The Alley, North Hollywood, CA, Red Barn Studio, Big Sur, CA, The Boat, Los Angeles, CA.
Ingegnere di pre-produzione: Adam Samuels.

Brendan’s Death Song

Look Around

The Adventures of Rain Dance Maggie

Cinque anni, 1825 giorni circa, e chissà quante migliaia di ore. Questo è il lasso di tempo che i Red Hot Chili Peppers ci hanno messo per dare un seguito al controverso Stadium Arcadium, che però confermò commercialmente la posizione di lusso dei nostri nel rock mondiale. Nel mezzo, un nuovo (e definitivo?) abbandono del figliol prodigo Frusciante che lascia la sua casella di chitarrista all’amico 31enne Josh Klinghoffer, che in oltre dieci anni di carriera ha fatto il session man per PJ Harvey, Beck e altri, ed è stato stretto collaboratore dello stesso Frusciante per la sua carriera solista. Kiedis, Flea e Smith non hanno nascosto però nelle interviste in fase promozionale, di aver pensato anche allo scioglimento, ma poi il frontman si era convinto che probabilmente, il meglio doveva ancora venire e di conseguenza di tenere in vita il gruppo.

I’m With You quindi, decimo disco in studio dei RHCP è nato sotto questi presupposti, e ci ridona una band con una verve ritrovata ed una rassicurante freschezza compositiva, anche se non mancano brani minori. Andiamo per ordine: suddiviso in 14 tracce per circa un’ora di durata totale, il come-back di Kiedis e co. presenta qualche diversivo interessante, come “Goodbye Hooray”, anthem rock con un ritornello che lascia spazio anche ad una riuscitissima folata space rock nella sua parte centale, oppure la piacevole marcietta british pop “Happiness Loves Company”, dove i nostri danno la sensazione di divertirsi e divertire.

L’opener “Monarchy of Roses” è un buon brano rock, dall’introduzione al vocoder ai primi passi dark, per poi esplodere in un piacevole groove danzereccio ed un ritronello confezionato benissimo e performato con la giusta perizia. Altra nota di sorpresa risiede in “Even You, Brutus?”, con un Kiedis in stato di grazia al microfono ed i riuscitissimi inserti di pianoforte di Flea (che ben emerge anche al basso); il brano progredisce teso e cupo, ma dà la possibilità di scoprire un lato quasi inedito del sound dei RHCP.

L’album offre altre canzoni di buona fattura, come i riverberi mariachi/caraibici di “Did I Let You Know”, dove Kiedis e Klinghoffer duettano graziosamente nel refrain, “Factory of Faith”, dove si palesa tutto in DNA compositivo dei RHCP post ’99 ed “Ethiopia”, forte di un altro ritornello antemico che risalta la sezione ritmica tra pulsazioni afrofunk (il brano si ispira ad un viaggio di Flea e Josh in Africa di un paio d’anni fa) e si candida ad essere uno dei brani di punta del nuovo tour mondiale. Qui è il tocco vario e preciso di Chad Smith a lasciare un’impronta indelebile.

Numerose anche le ballate, che hanno reso i peperoncini piccanti una delle formazioni di maggior successo in tutto il globo: “Breandan’s Death Song” è un neo folk molto emotivo dedicato all’amico Brendan Mullen, scomparso nel 2009, mentre “Annie Wants a Baby” e “Meet Me At The Corner” (strutturalmente molto simile a “Hey” di Stadium Arcadium) danno quasi l’impressione di essere riempitivi e nulla aggiungono al repertorio di lenti del gruppo.

Meglio quindi con “Police Station”, che offre anche un testo degno di nota e degli azzeccatissimi coretti in salsa pop ’60s. Altro episodio deludente è la conclusiva “Dance, Dance, Dance”, una sorta di “Cabron 2.0” che si esaurisce senza nessun particolare sussulto., nemmeno strumentale. La stassa “Look Around”, dai toni più funk/dance dà la possibilità al nuovo chitarrista di mostrare i muscoli, ma il ritornello è debole e rovinato da degli hand-clap che non aiutano la digeribilità.

I’m With You quindi, seppur interlocutorio e forse penalizzato dall’ennesima produzione “eccessivamente calibrata” di Rick Rubin, che a volte dà la sensazione di reprimere il lato “freaky” dei Red Hot Chili Peppers, può essere considerato un più che discreto ritorno per i quattro eterni ragazzi californiani, che non mancano sempre di contaminare musica bianca a quella nera, di miscelare con sapienza e ruffianeria mainstream pop, rock e funk, aprendosi bene a ventaglio su questi generi, e facendoci capire che ci si può rigenerare (per l’ennesima volta), raccogliendo le proprie ceneri. Tutt’altro che morti.

Autore: *sir psycho sexy*

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