The Red Hot Chili Peppers
11 canzoni
  • Data pubblicazione: 10 maggio 1984

Primo album della band, che non si presenta con la sua formazione originale: Hillel Slovak (chitarra) e Jack Irons (batteria) decidono infatti di continuare la loro avventura negli What It Is?, la loro prima band di appartenenza. Al loro posto ci saranno rispettivamente Jack Sherman e Cliff Martinez.

EMI America

Tutte le canzoni sono state scritte dai Red Hot Chili Peppers.

Prodotto da ANDY GILL.

True Men Don’t Kill Coyotes

Pubblicato nel 1984, l’omonimo dei Red Hot Chili Peppers risente inequivocabilmente del sound anni ’80, al quale si aggiungono nuove idee che rendono il progetto quanto mai interessante. Alla chitarra troviamo Jack Sherman che aveva temporaneamente sostituito Hillel Slovak impegnato con un altro progetto; dietro la batteria invece c’è Cliff Martinez, già batterista della band di Captain Beefheart.

True Men Don’t Kill Coyotes è il brano con cui i Peppers si presentano al mondo, e in esso ritroviamo tutti i suoni che caratterizzano i primi anni della band californiana: la voce di Kiedis si colloca a metà strada tra le black voices del funk (George Clinton, Fishbone) e toni più dark alla Joy Division. Musicalmente il pezzo si muove su linee di basso molto marcate su cui poggia un eccezionale uso di chitarra, a volte solo di accompagnamento, altre invece con splendide aperture sonore, e altre ancora con essenziali e accattivanti riff. Diventerà uno dei pezzi più importanti del loro repertorio.

Baby Appeal si apre con un dialogo decisamente funky tra chitarra e basso a cui segue immediatamente la voce di Kiedis che trova un giusto equilibro tra funk e rap; l’unione di generi diversi tra loro, il cosiddetto crossover, sarà una caratteristica che i Chili Peppers si porteranno dietro per tutta la loro carriera. In questo primo lavoro le influenze più importanti sono il punk (Flea suonava in gruppi punk, tra cui i Fear, prima di dedicarsi ai Peppers), il funk e il rap (Kiedis si avvicinò alla musica e al canto proprio con il rap). La loro idea di crossover funzionò fin da subito e riuscirono ad unire qualità delle canzoni e visibilità al grande pubblico.

Get Up And Jump è un pezzo rap nelle strofe, ma che grazie all’uso dei fiati e del ritmo forsennato del basso di Flea si avvicina a sonorità più funky.

In Buckle Down i Red Hot si muovono nel territorio del Funk Metal con un suono di chitarra più rude e forte, con degli assoli che ricordano gli standards metal del periodo; tuttavia certe aperture chitarristiche e la sezione ritmica unitamente alla cadenza vocale di Kiedis riconducono la band sulla strada del funk.

Green Heaven è uno dei migliori pezzi dell’album: i bellissimi assoli di chitarra accompagnati da un’essenziale sezione ritmica traducono in musica uno dei pochissimi testi politici dei Peppers in cui se la prendono con lo Stato, con l’inquinamento e con tutto ciò che a loro parere non va.

Mommy Where’s Daddy è un pezzo di classical funk condito da una gustosissima vena comica; il basso qui ha un ruolo importante, più della chitarra, e insieme alle trombe allontana il pezzo dal rock per avvicinarsi invece alla musica “colta” a metà strada tra funk d’autore e blues.

Out In L.A. è il primo pezzo scritto dai Red Hot Chili Peppers; su una base ritmica di ottimo intreccio basso-batteria si insinua il rap di Kiedis che conferisce al brano tutte le caratteristiche del sound dei Peppers.

Police Helicopter ha un’impostazione decisamente punk, non sono per la breve durata del pezzo, ma anche per il modo di cantare e l’approccio musicale; lo stesso vale per i 20 secondi di You Always Sing The Same che sono decisamente punk, con la ripetizione ossessiva della stessa frase e la velocità della musica ingentilita da un approccio funk.

La conclusiva Grand Pappy Du Plenty è un pezzo strumentale di 4 minuti, il cui suono ricorda da vicino certe sperimentazioni che fecero grandi i Pink Floyd (lungi da me ovviamente fare un paragone).

L’inserimento di elementi di elettronica, certe aperture di chitarra e un suono cupo sono gli elementi che caratterizzano il brano e che lo rendono unico nella produzione dei Chili Peppers. Sebbene ancora immaturi i Red Hot Chili Peppers diedero vita a un nuovo tipo di crossover, unendo funk, rock, metal e rap: questa fusione, che li vide precursori, influenzò la musica di quegli anni e fece da archetipo per moltissime bands dei Novanta. Peccato per la qualità della produzione dell’album e del suono decisamente basso.

Autore: Pier Eugenio Torri

Formazione

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