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Stadium Arcadium

Prodotto da Rick Rubin.
Mixato da Ryan Hewitt e Andrew Scheps.
  • Dani California ver.#2 Back
  • Dani California ver.#2 CD
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A distanza di ben quattro anni da By The Way, ecco finalmente l'attesissimo nuovo disco dei peperoncini. Personalmente non è facile descrivere in pieno le sensazioni e le aspettative che hanno preceduto e accompagnato l'uscita di questo lavoro, in quanto si è detto e scritto molto in proposito. Ad esempio, Il singolo Dani California, seppur apprezzatissimo sin dalla sua prima uscita, inizialmente poteva avere indotto molti a pensare a una direzione ormai volutamente più commerciale della band.

Niente di tutto questo! ci troviamo infatti di fronte a ben 28 canzoni che ancora una volta spaziano sì tra numerosi generi musicali - come ormai da qualche tempo a questa parte gli RHCP ci hanno abituato – ma mantenendo sempre un impronta decisamente funky/rock in molti pezzi presenti nell' LP.

L' idea concettuale di esprimere la loro musica in armonia con gli elementi naturali del pianeta che ci circonda - iniziata idealmente con Blood Sugar Sex Magic e proseguita con Californication e By The Way - trova qui il suo completamento con l'elemento cosmico, con l'eloquente denominazione data ai due CD, "Mars" e "Jupiter".

I 4 sono sicuramente in gran forma. Frusciante, la cui crescita da quando è rientrato stabilmente nel gruppo - in un evoluzione vertiginosa che si avverte negli ultimi tre lavori della band - spicca su tutti per la qualità degli arrangiamenti e il notevole miglioramento dal punto di vista della tecnica e degli assoli.

Anthony è ispirato, a tratti esaltante, anche se con un sottile velo di malinconia nella voce che si riscontra in molti pezzi, mentre Flea e Chad alternano momenti di luce a momenti di ombra, ma sempre in simbiosi con il "concept" dell' album. Riguardo ai testi, per ammissione dello stesso John in una recente intervista " abbiamo semplicemente messo insieme delle parole che fossero in armonia con la musica, a partire dal nome dato al disco...".

JUPITER
Inizio incalzante grazie al già citato singolo Dani California, ritmata song dalla semplicità tanto piacevole quanto essenziale, e ulteriormente impreziosita dai bellissimi assoli di John. I nostri ci spiegano finalmente le origini del personaggio "Dani", la ragazza già nominata in BTW, della quale apprendiamo le origini hippy e libertine della famiglia. La metrica, come soluzioni e giochi di parole, è sulla falsariga di Around The World , con i continui riferimenti al viaggio "coast to coast" della protagonista.

Segue la dolcissima Snow ( Hey Ho), dove un riflessivo Anthony sembra voglia intonare un accorato e sentito inno di incoraggiamento, rivolto forse a se stesso.. Accattivante il sottofondo dato dall' incessante arpeggio di John e il tappeto ritmico asciutto e lineare di Flea e Chad. Strofa in crescendo e ritornello da brividi, il pezzo sicuramente ad ogni ascolto farà sospirare le fans più romantiche...

A seguire uno dei pezzi più interessanti dell'intero Cd, Charlie. Inizio con basso e chitarra sincopato che sfocia subito nella strofa, con la batteria di Chad meravigliosamente in controtempo e un cantato quasi insolente e a scatti di Anthony, che non tarda a giungere direttamente al cuore grazie all' emozionante crescendo del "bridge" prima del ritornello.

Da segnalare il "wait!wait!hop!hop!" sussurrato nello sfondo delle strofe dallo stesso Kiedis, una chicca in più che si aggiunge alla costruzione di un brano pressoché perfetto e nella migliore tradizione funk/psichedelica dei nostri. I fraseggi di John, ora puliti ora distorti, rimandano direttamente alle magiche atmosfere di Blood Sugar Sex Magik. Il ritornello finale, impostato su un emozionante cantato a due voci su tre accordi che si ripetono ad libitum, in perfetto stile metal anni ' 80, sicuramente non mancherà di rimanere impresso nella memoria...

Segue la Title Track Stadium Arcadium, la cui melodia sembra un omaggio a Ennio Morricone. L'arpeggio di John – che ricorda un pò l' intro di Californication - dà l' idea del ritratto musicale del tipico tramonto nel selvaggio west. Molto suggestivi i cori cantati a 4 voci, e l'atmosfera soft e rilassante dell'intero brano.

La successiva Hump De Bump è invece la risposta esplosiva a quanti erano convinti che lo stile dirompente di pezzi storici quali Coffe Shop,Police Helicopter e Love Rollercoaster fosse ormai morto e sepolto: il pezzo fa letteralmente saltare dalla sedia! Ai ripetuti fraseggi funky della chitarra risponde seccamente il riff del basso. Spettacolare e ossessivo il ritornello cantato da Kiedis, in perfetto stile Dance, certamente destinato a diventare uno slogan.

Tra le note di colore da sottolineare, il lungo assolo di batteria e percussioni ( con tanto di xilofoni, vibrafoni e persino triangoli) in cui un divertito Chad si scatena letteralmente prima del chorus finale, e il contrappunto della tromba (!) suonata da Flea nel ritornello. She's Only 18th gode anch'essa di un discreto ritmo, così come Torture Me ( con venature decisamente hard rock) e l' ottima C'mon Girl che ci riportano ai vecchi fasti "heavy/funky/rap" del gruppo.

Quelle che seguono sono invece le tracks forse meno incisive musicalmente ma dove su tutte spicca ancora un' ottima prova vocale dei nostri, Anthony in testa: Slow Cheetah, una specie di Road Trippin' non proprio riuscitissima, Warlocks, Expecially In Michigan, Strip My Mind, Wet Sand e infine la lenta Hey che chiude la prima metà del prodotto.

MARS
Il "Pianeta Rosso" parte un po' in sordina con Desecration Smile, che nella linea vocale ricorda un po' troppo "Dosed": il pezzo è sicuramente piacevole, ma non particolarmente esaltante…Meglio la successiva Tell Me Baby, song decisamente trascinante e altro ritorno al funky/rock con tanto di incroci strumentali fra John e Flea, non a caso candidato come secondo singolo estratto dell'LP.

Il terzo brano, Hard To Concentrate, rientra nel novero dei pezzi tanto belli quanto malinconici: Anthony più che cantare sembra quasi volersi confidare con l'ascoltatore mentre Flea esegue un affascinante e malinconico fraseggio al basso. La song ha un passo molto felpato, quasi magnetico, grazie anche agli stacchi del dolce arpeggio della chitarra di John che fa da sfondo. 21th Century richiama in parte lo stile "English Rock" del lato B di Californication, così come She Looks To Me, seppure con un' andatura decisamente più moderata.

Ready made, già nota a buona parte del pubblico in quanto eseguita spesso dal vivo negli ultimi due anni, è un vero e proprio inno all'hard rock anni '70: John e Flea duettano all'unisono in un continuo incrocio di scale armoniche, sorretti dall' incalzare ritmico di Chad e dalla potente ugola di Anthony, per un pezzo che dal vivo non potrà che coinvolgere in un moto collettivo e sfrenato i fans più accaniti del quartetto..Seguono le ballads If, Make You Feel Better e Animal Bar , quindi la scatenata So Much I, dove Anthony si esibisce in un curioso ritornello quasi atonale e gridato a squarciagola.

Subito un altro ritorno alle origini con la dirompente Storm In A Teacup, che si rifà ampiamente al più moderno crossover dei Limp Bizkit: il Rap sfrenato e coinvolgente di Anthony si incastra alla perfezione con il potente riff distorto di John e la ritmica "a martello" di Chad e Flea. Così come quanto detto in precedenza su Hump De Bump, non fatichiamo a credere che anche questa entrerà presto nel cuore dei fans.

Quindi la suadente We believe, con Flea in evidenza su un ipnotico tappeto vocale di un Anthony sempre più poliedrico, e Turn It Again, con un interessante lavoro di John tutto in fingerstyle.

Ed eccoci alla conclusione, con la struggente Death Of A Martian.

La slide guitar usata da John, unitamente al malinconico ritornello a due voci insieme a Anthony, rende l'atmosfera "siderale" e un po' cupa, a coronamento di una track che chiude il disco lasciando nell'ascoltatore una sensazione di inquietudine, di voglia di riflettere, cosa che ricorre spesso un po' in tutti noi al termine di ogni disco degli RHCP...

Stadium Arcadium è quindi l'espressione musicale forse definitiva del gruppo californiano; il il che, volendo, non impedirà loro ( è la speranza di tutti noi..) di esprimersi ancora ad alti livelli. Anche se viene da pensare a cosa ancora potrebbero fare, più di così, i nostri 4 pazzi preferiti. Magari su qualche altro pianeta, Chissà...

Autore: Gianguido Lombardi d'Aquino