Resoconto del concerto dell'8 ottobre a Bologna

Resoconto del concerto dell'8 ottobre a Bologna
Data:9 ottobre 2016
by Luke

Testo ripreso dal sito http://www.outune.net/:

I Red Hot Chili Peppers sono la mia band del cuore di sempre. Ma nonostante questo, non sono mai uscita da un loro concerto (e qualcuno ne ho visto) senza dire: “peccato”. E invece dopo lo show dell’8 ottobre 2016 a Bologna, per la prima volta dopo anni, mi sono dovuta ricredere.

Questa sera i Red Hot hanno fatto uno live con i controcazzi, dimostrando che, quando hanno voglia e le congiunzioni astrali sono quelle giuste, sono capaci di suonare e di coinvolgere sia il pubblico più consumato, che quello più giovane, in un tripudio che ha devastato ogni angolo dell’Unipol Arena.

Una delle caratteristiche che mi ha colpito di più della prima di tre date italiane della band loasangelina è stata la chimica: Josh Klinghoffer finalmente è davvero il quarto Red Hot a tutti gli effetti e non più un sostituto clone di Frusciante. Flea e Chad Smith sono le solite macchine da guerra tutte muscoli e sudore, mentre Kiedis, udite udite, ha cantato al top (eccezion fatta per qualche svirgolamento in “Dark Necessities” e “Californication”). E addirittura, a fine show, si scioglie in un sorriso. Vogliamo far nevicare fuori stagione?

Un altro elemento della serata che mi ha fatto tornare a casa soddisfatta come mai prima d’ora è lascaletta. Equilibrio perfetto tra i pezzi di “The Getaway” e quelli un po’ meno recenti, anche se, devo ammetterlo, del periodo pre-Blood Sugar Sex Magik e di “Stadium Arcadium” (a parte l’arcinota “Dani California”) non hanno proposto nulla. Mi ha pettinato l’energia di “Right On Time” (presentata da Flea come una ninnananna per bambini), e mi ha sconvolto la cover con il bassista alla voce di “Nervous Breakdown” dei Black Flag. Mentre mi ha commosso “Soul To Squeeze”, una chicca che solo chi segue ossessivamente Kiedis e soci conosce (e potrà comprendere quindi il mio stato d’animo).

Per chi si aspettava “Under the Bridge”, grandissima delusione: non l’hanno suonata. Ma d’altronde non è tra i brani più eseguiti di questo tour, e meno male, un po’ di aria fresca in casa fa sempre bene e rinvigorisce. A proposito di vigore, a cinquant’anni suonati i Nostri riescono ancora a fare acrobazie che se le facessi io mi spezzerei la schiena dopo un secondo. Mentre Klinghoffer esegue una cover di “Five Years” di Bowie, Flea cammina sulle mani come un acrobata da circo. E non parlerò della forma fisica di Kiedis perché lo so, sono monotona e chi mi conosce un po’ sa bene quanto sia stato uno dei pochi argomenti di conversazione della mia adolescenza.

Come sempre, le jam tra i brani sono la punta di diamante della band, dalle quali traspaiono le radici e la natura più ruvida e funky dei primi tempi. Parlando di funk, chi avrà consumato “Blood Sugar Sex Magik” avrà goduto come un riccio con “If You have To Ask”.
E poi, l’impianto luci. Avevo appena finito di dire che mi sembrava che il palco fosse un po’ spoglio e cupo, quando vedo calare dal soffitto dell’arena una miriade di luci led semoventi che cambiano colore e posizione ad ogni brano, con un effetto davvero spettacolare e inedito.

Mi sento di dire, finalmente, che i Red Hot mi hanno conquistata per una seconda volta, a quasi diciassette anni dalla prima grande folgorazione. Ho dato loro tante possibilità di farmi ricredere sulla loro resa live, ma talmente tante che ormai avevo perso ogni speranza. E invece, quando meno me l’aspettavo, mi hanno fatto il più bel regalo che potessi ricevere da loro, dimostrandomi di essere una band degna di essere ancora seguita e amata come ho fatto un tempo.

La scaletta del concerto

Intro Jam / Can’t Stop
Dani California
Scar Tissue
Dark Necessities
The Adventures of Rain Dance Maggie
Right on Time
Sick Love
Nervous Breakdown (Black Flag cover)
(Josh solo) / If You Have to Ask
Go Robot
Californication
The Getaway
Suck My Kiss
Soul to Squeeze
By the Way
Chad & Josh Jam
Five Years (David Bowie cover)
Goodbye Angels
Give It Away

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