Recensione di Funky Monks - DVD

 

Ci sono storie che nascono per caso, senza la penna di uno scrittore che le debba immaginare, una semplice vita che scorre, diventa poi un buon spunto di riflessione o un semplice documentario per i più curiosi che vogliono immaginarsi dentro a quel fatiscente palazzo a 4 piani e 13 camere da letto costruita nel 1917, teatro della composizione di quello che fu poi uno dei dischi più importanti del decennio che si schiudeva in quel 1991, Blood Sugar Sex Magik.

Per tutta la durata del filmato, riviviamo gli attimi vissuti dall'occhio del marito di Karen (sorella di Flea), Gavin Browden, con un budget leggermente maggiore di un filmato amatoriale (60mila dollari). Entriamo nell'atmosfera in un attimo, e subito siamo al cospetto di John, dei suoi discorsi sulla quarta dimensione e vaghe tematiche riferenti al suicidio, lo osserviamo in una stanza minimale: un letto, delle chitarre e degli scarabocchi ... testimoni più consapevoli di lui, dell'inizio della fine. Prima della rinascita.

Flea nelle vesti di padre affettuoso, gioca con la figlia Clara, chiede consigli su quale sia il giro di basso più efficace, in fin dei conti pare essere il più rilassato del quartetto.Kiedis rappresenta un po' come una delle chiave di lettura, forse involontaria, del video in sè. Al momento in cui decide di parlare della sua Under The Bridge, del suo passato vissuto sempre sul filo del rasoio, la voglia di emergere. Così essenzialmente "umano" nei suoi errori e limiti (non so se consigliare l'ascolto delle terrificanti prove di Soul To Squeeze più per mostrare quanto sia cresciuto attualmente come vocalist, o per puro scopo di farsi strappare un sorriso), senza vergogna.Ma le scene d'ilarità di certo non mancano, gli scherzi del gruppo, le "fughe" di Chad Smith con la sua Harley dopo ogni tramonto perchè turbato dai possibili fantasmi che parevano infestare l'abitazione.

Perchè allora il voto così basso? Semplice, tutto questo e altro è comprensibile se ve la cavate abbastanza bene con l'inglese e un po' di slang americano (a quel punto alzate il voto di una decina abbondante di punti), altrimenti buona parte dei contenuti si perde. Vista l'imperdonabile mancanza di sottotitoli sia in inglese che a scopo traduttivo, e stoppare la visione ad ogni dialogo più volte, è decisamente stancante. Almeno vi godrete le scene riferite alla gran parte delle canzoni composte di quel periodo. Che non è pochissimo.

Autore: Gidan Razorblade

 

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