Recensione di Psychedelic Sexfunk Live From Heaven - VHS
Questo live registrato a Long Beach chiude un capitolo. Quello dei peperoncini alla ricerca del meritato "botto" dopo le difficoltà avute con i media nel corso dei loro anni 80, e tutto viene alla luce in 39 minuti di questa videocassetta realizzata dalla Emi, ad esclusione fatta di un pezzo, non ci sono singoli da mostrare al pubblico, né una sorta di best of della band (la scaletta è quasi interamente incentrata su Mother's Milk), ma una semplice parte di concerto, con pezzi alternati ad immagini backstage dei quattro californiani.
L'intro è affidato ad una delle migliori versioni di Stone Cold Bush mai realizzate dalla band, sezione ritmica praticamente perfetta, esaltata da un John ispirato. C'è poi spazio per l'inno nazionale americano eseguito da Flea alla tromba, seguito da Good Time Boys che ci mostra ancora il bassista in un connubio splendido tra tecnica e fantasia (occupandosi dell'apparente vuoto lasciato dal momento delle citazioni della band di Fishbone, T. Monster e X).I brani scorrono via che è un piacere per l'ascoltatore, in luce Chad nella versione strumentale di Magic Johnson (un vero devastatore di tamburi) che fa poi spazio al duo alla corde in Pretty Little Ditty.
I ragazzi han appena ritrovato la giusta alchimia dopo diversi cambi di formazione e anche on stage si dimostrano diversi da come li vediamo attualmente, Kiedis mostra una presenza scenica più statuaria, mostrando la fisicità piuttosto che fare un uso più incisivo della sua mobilità sul palco, vocalmente energico ed enfatico, ovviamente più a suo agio con questo tipo di repertorio, gli viene in aiuto Frusciante in Knock Me Down ed è anche con lui che bisogna notare le differenze alchimistiche, il rapporto che si può evidenziare qui, è più morboso (nelle parti strumentali, il vocalist si avvicina a più riprese al chitarrista, lo abbraccia, ci scherza) con venature da fratello maggiore.Ma c'è spazio anche per il passato, con una superba interpretazione di Party On Your Pussy e un'adrenalinica Nevermind.
Oltre alla scarsa durata dell'esibizione, c'è da evidenziare un'altra curiosa pecca in un prodotto comunque eccezionale (in quanto fotografa un periodo della band abbastanza "diverso" da tutto ciò che verrà dopo e in un particolare stato di salute) sono i brani Subway To Venus e Sexy Mexican Maid che vengono solamente camuffati come live, ma un orecchio più attento noterà la perfetta uguaglianza con le versioni dell'album (sulla seconda è addirittura palese, spuntando fuori una seconda chitarra nel solo, manco John fosse stato modificato geneticamente e provvisoriamente provvisto di 6 arti).
Autore: Gidan Razorblade